27 febbraio 2018

IL RICORDO DI TINO AIME

01

E allora che cosa ci è venuto in mente? Di riunire artisti ed artigiani, che all’inizio per scherzo erano sei o sette in Piola, poi ad un certo punto ci siamo ritrovati in trentacinque …

Così diceva Roberto Bianchi durante l’inaugurazione di E_le_menti a confronto, raccontando la genesi dell’evento.

Trentacinque persone, che molto generosamente avevano messo a disposizione una o più opere, per raccogliere fondi per il Comune di Mompantero duramente colpito dagli incendi.

Alessandra Manina, poco dopo, aveva così continuato: ho cominciato a ringraziare gli artisti … un grazie a tutti indistintamente … però un grazie particolare ad una persona, che ha voluto essere con noi, pur non essendo più con noi. Una persona, che ha dato tanto alla valle, una persona cui noi tutti siamo profondamente legati, una persona che era una persona … un elemento … per la nostra valle.

Mi riferisco a Tino Aime, che tutti voi avete conosciuto e che tutti voi avete saputo apprezzare.


Tino Aime, dunque, c’era senza esserci.

La sua presenza era reale, tangibile, e anche chi, come me, non lo conosceva né come persona né come artista, non poteva non essere partecipe di quel momento così importante.

Era impossibile non provare una certa commozione, non notare gli occhi lucidi dei partecipanti, non capire che nell’aria c’era qualcosa di speciale.


Non vi voglio parlare di Tino Aime, perché non ne sarei capace e non avrebbe neppure molto senso. E poi, lo sapete bene, non amo parlare di chi non ho conosciuto direttamente.

Per chi fosse curioso di saperne di più, rimando al sito personale dell’artista, dove ci sono tutte le informazioni necessarie, in particolare alla sezione Volevo fare il pittore …, bellissimo racconto in prima persona di una vita dedicata all’arte.

La semplicità e la sincerità di questo scritto trasmette più di tante parole.


Vi voglio regalare, invece, la chiacchierata che ho fatto con sua figlia Paola.

02

Signora Paola, ci racconti di suo padre. Chi era Tino Aime?

Tino Aime era essenzialmente una persona schietta. Era una persona, che sapeva esprimere i sentimenti, arrivando diritto al cuore. Non aveva bisogno di mascherare le emozioni o di cercare vie alternative. Era una persona estremamente sensibile.

Era originario di Cuneo, ma aveva deciso di abitare a Gravere, qui in Valsusa. Aveva abbracciato questo mondo, lo amava molto.

Era molto legato al territorio, a quello che chiamava il mondo dei vinti, amava tutto quello che veniva abbandonato ed era questo che ritraeva. Per lui, però, in questo non c’era solamente tristezza, perché esisteva sempre una speranza … di rivalutazione, di rinascita. Questa speranza veniva evidenziata nelle sue opere da leggeri tocchi di colore, delle semplici bacche rosse erano simbolo di vita.

03

Come era la vita con un padre artista? Le ha trasmesso la stessa passione per l'arte?

Beh, sicuramente mi ha aperto molti orizzonti.

Devo dire, però, che aveva un rapporto speciale con mia figlia, meraviglioso, perché l’aveva sensibilizzata tantissimo a tutto quanto è l’arte, intesa non tanto come cultura, come sapere, ma come sensibilità, insegnandole a socchiudere gli occhi per raccogliere l’essenza delle cose.

Il grande messaggio di mio padre è appunto questo, cogliere l’essenza delle cose e andare oltre l’apparenza.

04

Suo padre, come ho letto, era destinato a diventare lattaio, ma aveva deciso di seguire la sua strada. La passione creativa, quindi, non può essere ignorata? Che cosa diceva suo padre?

Secondo me una persona o ha - per usare una parola moderna - l’x factor o non ce l’ha!

Mio padre non avrebbe potuto stare in una pelle diversa. In questo è stato sicuramente un ribelle. Ha seguito solo il suo istinto.

05

Un pittore, come abbiamo detto prima, molto legato al territorio, cosa avrebbe detto degli incendi di questo autunno e, in generale, cosa pensava degli scempi perpetrati dall'uomo ai danni della natura?

Mio padre aveva un animo molto irrequieto. Se avesse visto questo scempio, non avrebbe più dormito la notte. Non si sarebbe dato pace, avrebbe continuato a chiedersi perché? perché ancora?

Si sarebbe interrogato sui motivi, per i quali una persona, o più persone abbiano potuto compiere un atto così inspiegabile, danneggiando quello, che è di tutti.

Chi è così malvagio ha certamente perduto la propria anima, ma ha anche recato danno all’anima di tutti. Mio padre avrebbe cercato di dipingere quest’anima, nella speranza di poterla riconquistare.

06

Come si fa a gestire un'eredità tanto grande? Esiste una fondazione?

No, purtroppo no, vorremmo ci fosse, ma la fondazione costa troppi soldi. Adesso stiamo cercando di capire in che direzione andare.

Sua padre è mancato di recente, vero?

Sì, all’8 di luglio.

Noi tutti abbiamo una grande missione ormai incisa e tatuata. Vogliamo portare avanti il suo messaggio, sensibilizzando le persone a tutelare ciò che hanno, a tutelare il nostro territorio.

07

Ci vuol parlare dell’opera esposta e messa a disposizione per la raccolta fondi, Il peltro?

In questo momento noi non potevamo partecipare con qualcosa di più, ma volevamo comunque essere presenti. Volevamo portare una presenza colorata.

Nel vaso di peltro sono raccolti dei fiori, fiori secchi un po’ stremati, ma per mio papà il fiore secco rappresentava l’essenza della bellezza. Il fiore secco, secondo lui, mantiene una bellezza recondita, quella bellezza, che si dovrebbe vedere aldilà delle apparenze.

Non è stata scelta a caso.

08


Tino Aime

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© Federica Redi